Succedono cose strane ultimamente.
Per esempio, ora sto viaggiando con uno zaino pieno di cose per te che tornerà vuoto, e un solo paio di calzini. E ieri, non ci crederai, ma mi sono fermata davanti a un costume da bagno intero, a righe larghe e orizzontali, chiedendomi se con quello mi avresti portata a fare il bagno vicino alla foresta. E poi stanotte, mentre pianificavo certe visite museali piuttosto impegnative, senza traduttore, ecco, ho stravolto ogni programma inserendo una vecchia gelateria viennese accanto a un parco.
Succedono cose strane ultimamente.
Cose come indossare abiti troppo grandi abbandonati su una sedia chissà da quanto, senza curarsi del risultato [merito delle città dove scompari tra mille persone, senza uno sguardo, neanche di compassione]. O aspettare, aspettare, aspettare, non sapendo bene cosa… ah, ecco, [non so davvero se leggi le mie poesie], ma aspettare che tu mi dica: “non è male”, oppure “buttala alle ortiche”, o “mannaggia a te” [non me la prendo, sai; sembro meno intelligente di quello che sono, ma bisogna conoscermi bene prima]. E non volere niente: cosa stranissima, non volere niente, strana ma bella; che non è un ossimoro ma un nuovo modo di svegliarmi la mattina e addormentarmi la sera. Ma tu questo lo sai, tu che ti svegli prima di me e, la cosa più strana di tutte, senza un motivo apparente, [non me lo dici ma io lo so], all’alba mi stai già pensando.



