
Il fantasma dell’infanzia di mio padre
vive nel cassetto in alto a destra
Quello dell’infanzia di mia madre
abita nell’armadio di noce in fondo al corridoio
Mentre il fantasma della mia nonna materna
si è sistemato sotto al letto
dentro una vecchia scatola di legno
insieme ai miei denti da latte
E’ successo proprio oggi
che queste piccole creature
le scarpine allacciate strette
le camicette appena stirate
si siano messe in ordine
ai piedi del mio letto
tutte piene di sorrisi sdentati
e mani appiccicose di melassa
chiedendomi senza troppi indugi
di che pasta credo sia fatta la mia vita
la mia vita che scolorisce un giorno dopo l’altro
la mia vita solitaria di bestia feroce
dove vado, quando mi alzo ed è ancora notte
e perché non ho più paura di nulla
E alla fine, quale posto sceglierò
per il fantasma della mia infanzia
quando sarà l’ora di trovargli un nascondiglio
Ma la notte già mi chiamava
mi chiamava l’albero in fondo alla vigna
con una voce sibilante di vento
e mi chiamavano l’erba umida
il lombrico e la lumaca splendente
mi chiamavano la pozza d’acqua sporca
il fagiano, la colomba, il fringuello
In un solo canto di lingua indecifrabile
Devo andare, fantasmi dell’infanzia di qualcun altro
vi saluto per l’ultima volta
Così li ho lasciati stamani all’alba
ad occupare una casa piena di cose morte
dove la mia vita di piccolo uccello rapace
non vuole abitare più
L’ultima cosa che ho detto loro
prima di incamminarmi verso est
è stata, semplicemente:
Nulla di personale